Quante volte ci siamo chiesti: “Perché faccio sempre gli stessi errori?” 

Giorgio Nardone, basandosi sulla sua ampia esperienza clinica e di ricerca, ha fornito un’interessante risposta a questa domanda e ha riassunto le sue conclusioni nel libro “Psicotrappole”.

Una delle più ricorrenti trappole mentali in cui restiamo da sempre imprigionati è la “psicotrappola” dell’aspettativa; che Nardone definisce “la tendenza ad attribuire ad altri le nostre percezioni e convinzioni, aspettandosi da loro esattamente le nostre azioni e reazioni.”

E, in effetti, chi di noi può dire, in tutta onestà, di non essere mai stato vittima delle sue stesse aspettative?

Il poeta Alexander Pope a proposito delle aspettative scriveva “Beato chi non si aspetta nulla, perché non resterà mai deluso.”

La funzione delle aspettative

Nutrire aspettative è assolutamente normale, perché rappresentano le convinzioni personali dettate dalle nostre esperienze, aspirazioni e valori che nella nostra esperienza si sono dimostrate utili. Le aspettative, dunque, non sono di per sé dannose, possono avere una funzione rassicurante, fungono un po’ da bussola poiché aiutano a formarci un quadro generale dell’esistenza e di ciò che potrebbe accaderci in futuro riguardo diversi ambiti della nostra vita, in particolare:

  • nel rapporto con gli altri
  • su “come va il mondo”
  • nel rapporto con noi stessi

Quando diventano dannose?

Le aspettative divengono dannose se ci irrigidiamo nella nostra posizione come se fosse l’unica possibile. In questo caso l’aspettativa, da funzionale diviene disfunzionale e quindi può trasformarsi in ostacolo in ogni ambito della nostra esistenza.

Come scrive Nardone : “Il problema inizia quando ci aspettiamo che la vita e gli alti procedano secondo i nostri standard e i nostri desideri. Se crediamo che il semplice fatto di desiderare che qualcosa si verifichi lo renda vero, allora stiamo ponendo le basi per una delusione certa.”

Pensiamo ad esempio al rapporto con gli altri, se avrò l’aspettativa che gli altri si comportino sempre “bene come me”, o comunque come io ritengo “giusto”, resterò di certo deluso e rammaricato, perché a volte questo accadrà, ma molto spesso mi relazionerò con persone che hanno idee e valori diversi dai miei; non necessariamente peggiori, soltanto diversi. Se parto dal presupposto che il mio punto di vista sia sempre quello giusto, rabbia e frustrazione saranno costantemente in agguato.

La situazione si farà più critica, quanto più sarà intenso il coinvolgimento emotivo, come ad esempio nel rapporto col partner. Nella coppia, l’aspettativa che l’altro senta, pensi o desideri ciò che noi stessi sentiamo, pensiamo o desideriamo è una delle trappole mentali che arrecano più frustrazione e sofferenza, sia a chi nutre l’aspettativa, sia in chi si vede giudicato o rifiutato per questo, influenzando negativamente l’andamento della relazione.

Per la stessa ragione un irrigidimento delle aspettative può indurci ad essere giudici estremamente severi anche nel rapporto con noi stessi. Il connubio tra aspettative troppo elevate e un atteggiamento intransigente, possono contribuire a creare un senso di auto-fallimento e delusione, se non riusciamo ad essere all’altezza delle nostre stessa aspettative, facendoci perdere fiducia in noi stessi e nel nostro valore.

Cosa fare?

Parafrasando Nardone possiamo concludere che, pur non esistendo un “antidoto” per questa psicotrappola, si dimostrerà certamente utile coltivare un atteggiamento di maggior apertura verso i punti di vista diversi dal proprio, sforzandosi di osservare la realtà attraverso gli occhi degli altri perché è fondamentale evitare di irrigidirsi nella propria prospettiva come se fosse l’unica e migliore.

 

 

Per chi volesse approfondire, gli stralci riportati in questo articolo sono tratti dal libro “Psicotrappole” scritto da Giorgio Nardone  e pubblicato da Ponte alle Grazie

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